Baby mendicanti e suonatori in metro. La Ue chiede un rapporto

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di Laura Bogliolo

ROMA – Non si conosce la dimensione del fenomeno, non si riesce proprio a sapere quanti siano i baby mendicanti suonatori a Roma. Vogliamo saperlo noi, ma anche l’Unione Europea che ha commissionato a Save the Children una ricerca sul fenomeno dell’accattonaggio in Italia.
Nessun numero però sui piccoli costretti a chiedere l’elemosina da quell’adulto specializzato nel formare il mendicante di professione. Eppure ci sono e si vedono ogni giorno, soprattutto dentro i vagoni della metropolitana, come documentato con un video dal Messaggero.it in un monitoraggio durato oltre un mese. Non ci sono registi, né copioni da recitare, ma solo immagini di quotidiana disperazione. I protagonisti sono ancora lì, sempre gli stessi: anche quella mamma, seduta davanti alle scale mobili della stazione Barberini: dal cartello con la scritta ”ho fame” spuntano soltanto gli occhi nerissimi della sua bambina (il VIDEO girato il 30 marzo).
LA VIDEO INCHIESTA

 


Il rapporto di Save the Children. Study on Typology and Policy Responses to Child Begging. Si chiama così l’indagine che la Ue ha commissionato a Save the Chidren per conoscere il fenomeno della mendicità e le risposte politiche date. L’organizzazione ha monitorato Roma, Milano, Torino e Napoli tra maggio e settembre del 2010 e il risultato è sempre stato lo stesso: «Non siamo riusciti a reperire dati sul fenomeno – spiega Sara Di Giglio, coordinatrice dei progetti anti-tratta e sfruttamento della Ong – in particolare a Roma, fino al 2007 esisteva un centro anti-mendicità del Comune che si occupava dell’argomento, ma da quando è stato chiuso sembra impossibile avere numeri precisi». Gli operatori dell’organizzazione sono andati in strada e hanno parlato con i giovanissimi suonatori che chiedono l’elemosina. «Dicono che vogliono aiutare la famiglia a contribuire alle spese» racconta Sara Di Giglio che aggiunge: «E’ necessario affrontare il problema con politiche sociali adatte che possano combattere la discriminazione e aiutare i nomadi a inserirsi nella società». Secondo Save the Children «alcune mamme sono costrette a portarsi i piccoli dietro mentre chiedono l’elemosina, perché non sanno dove lasciarli». Nell’analisi l’Ong ha interpellato otto associazioni romane che si occupano di assistenza ai nomadi e il Dipartimento Politiche sociali del Comune.

Campidoglio: fenomeno in diminuzione. «Il fenomeno dei bimbi che mendicano si è ridotto negli ultimi tempi», dice Sveva Belviso, vicesindaco con delega alle politiche sociali. Perché i baby mendicanti dalle strade, dai semafori, sono scesi nei vagoni della metropolitana, meno visibili ai controlli delle forze dell’ordine. La Belviso spiega come funziona la catena della segnalazione: «Il cittadino segnala al Comune un minore che sta mendicando, da quel momento si attiva la sala operativa sociale, intervengono vigili e assistenti sociali, ma molto spesso, poco dopo il loro arrivo, c’è sempre la mamma o il papà che avvicinano il piccolo per dimostrare che il minore non è solo». Inizia poi la trafila, le indagini dei vigili, la segnalazione al Tribunale dei minori. Il tam tam della fase “repressiva” è chiaro, ma come mai non si conosce l’entità del fenomeno nella Capitale? «Forse il tribunale dei minori può avere dei dati, forse Save the Children doveva rivolgersi a loro». Ma in metro i volti sono sempre gli stessi. Possibile che non si riesca a far nulla? «Dalla strada si sono spostati nelle metro proprio perché si sentono più sicuri – spiega il vicesindaco – perché sono meno visibili alle forze dell’ordine: comunque qualche segnalazione la riceviamo ed è ovvio che anche la vigilanza privata che c’è in metro dovrebbe intervenire avvertendoci».

Musica anche a La Rustica, ma senza elemosina. Suonano sorridendo, senza seguire lo sguardo severo dei più grandi che obbligano poi a chiedere l’elemosina. Venticinque bimbi rom vengono aiutati dai volontari dell’Associazione 21 Luglio che propone iniziative e studi a favore dei diritti dell’infanzia. «Facciamo arte terapia» spiega il presidente dell’associazione, Carlo Stasolla che parla dell’assenza di politiche sociali per favorire, ad esempio, la scolarizzazione, togliendo così dalla strada i piccoli: «Il Comune spende 2,5 milioni per la scolarizzazione dei nomadi, ma la frequenza è inferiore al 19%: ci sono difficoltà negli spostamenti, scuole troppo lontane dai campi nomadi». Due giorni fa delegati dell’associazione hanno partecipato all’incontro Dalla esclusione alla inclusione. Strategia europea e azione italiana sul caso dei Rom con Viviane Reding, vicepresidente della Commissione europea e Andrea Riccardi, ministro per la Cooperazione internazionale e l’integrazione. «Incontro abbastanza deludente – dice Stasolla – tante parole, nessuna risposta concreta». Risposte che però dovranno arrivare: la Ue sta valutando i progetti di inclusione sociale dei rom degli Stati Membri. «Il piano preparato dall’attuale governo è valido, punta sull’inclusione sociale e non sui campi nomadi». Dopo averlo esaminato, la Ue deciderà se stanziare o meno i fondi per realizzarlo.

E intanto che fare? I ragazzi più grandi che suonano e chiedono elemosina in strada ai volontari di Save the Children hanno detto che lo fanno perché vogliono aiutare le loro famiglie povere. Quei ragazzi, forse, non sono altro che i volti un po’ cresciuti dei piccoli bimbi che oggi incontriamo nella metro, diventati con gli anni professionisti della mendicità, addestrati a rispondere a chi prova ad aiutarli.

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Laura Bogliolo, giornalista del Messaggero laura.bogliolo@ilmessaggero.it
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